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Premessa

1.




Quando respiro consumo aria - ossigeno esterno.
Quando mi muovo - ogni movimento - è un consumo di energia interna.

Per avere energia interna io devo consumare sostanza esterne - proteine, vitamine, grassi, zuccheri, ecc.
La vita è un continuo consumo.

Niente si crea, niente si distrugge, tutto si trasforma.

In condizioni normali non mi rendo conto, né mi pongo il problema di cosa consumo, di come lo consumo, del perché consumo proprio quello e non qualcosa d’altro, da dove proviene ciò che consumo.

In condizioni anormali - carestie, isolamento, malattia, ecc. - probabilmente mi farei le domande sopra. Forse tenderei a consumare di meno. Forse.

Mi devo chiedere se vivo in una situazione normale o anormale. Il concetto di normale e del suo opposto anormale è relativo.

2.



Ogni mio consumo produce un rifiuto. Il sudore è un rifiuto. Gli escrementi sono un rifiuto. Il packaging dei prodotti che consumo sono rifiuti.

Ci sono rifiuti che posso riciclare e altri che non so o non posso riciclare.
Il sudore non è riciclabile.

3.



In Italia si è passati da un periodo di parsimonia (fino al secondo dopoguerra) ad un periodo di consumo (dagli anni ‘50 e in modo particolarmente intenso dagli anni ‘60).

La società mass mediatica mi dice che devo consumare. Mi spinge a farlo. Vorrebbe farmi pagare dei beni materiali a rate purché io consumi.

L’economia vuole che io consumi. Ogni azienda vuole che il suo fatturato continui ad aumentare. Per sempre, per sempre, per sempre.

4.



Le mele esposte al supermercato, tutte uguali, tutte grosse e belle, senza ammaccature, sono la negazione della morte.
I frutti transgenici, belli, perfetti, regolari, sono l’inno all’immortalità.

La frutta bacata nei dipinti di Caravaggio o in alcuni dello spagnolo Zurbaran sono la metafora della caducità umana. Invocano la frase “Ricordati che devi morire”.
Il marchio (brand) vuole essere immortale e vuole donarVi parte della sua immortalità.

Questi brevi e iconici pensieri mi hanno portato a svolgere un’analisi dei consumi. Una maniera per ri-appropriarmi della consapevolezza di quello che faccio, delle cose che mi circondano che mi chiedono - attraverso la pubblicità - di essere consumate.

Buona digestione...

Buona lettura


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