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Fenomenologia della società
Avrei anche voluto chiamare questo capitolo Verso un'ecologia della società, ovvero Verso un'ecologia del pensiero, richiamandomi al concetto di Ecosfera. Ho scelto infine Fenomenologia della società, quindi studio del fenomeno sociale, dell'apparenza sociale, lasciando implicita la dicotomia fenomeno/noumeno, o ancora ciò che appare e ciò che realmente è. Il presupposto è che dietro a quello che noi vediamo (il fenomeno appunto) esistono una serie di cause o motivazioni che rendono questo fenomeno evidente e lo fanno diventare. Pensate anche solo al fenomeno mediatico del Grande Fratello. Persone prima sconosciute diventano "qualcuno" semplicemente per essere apparse alla TV. Tutte le loro azioni, tutti i loro pensieri assumono importanza a prescindere dal loro significato o dal loro senso (o non-senso), ma semplicemente perché sono stati mostrati, esibiti, rivelati, hanno assunto una realtà che prima non avevano. Una delle caratteristiche del mezzo televisivo è l'effetto di senso di realtà, cioè di far apparire il reale più reale del reale. La televisione è uno dei fenomeni sociali degni di nota nella nostra società (non l'unico). Essa ha tuttavia un potere di persuasione della massa e di creazione dell'opinione pubblica notevole (più notevole laddove se ne neghi apertamente l'influenza). Mi basti citare il nome di Chomsky, che in propsito ha scritto saggi di notevole spessore. Proverò in queste pagine a districarmi all'interno del processo di significazione e della generazione del senso nella nostra società. Il mio intento sarà quello di prendere dei temi cari all'opinione pubblica e di analizzarli dettagliatamente, cercando di far prova di critica e sperando di riuscire a trasmettere ai miei quattro lettori il senso e la spinta ad un esame critico dei maggiori temi di discussione o di quelle tematiche e opinioni che vengono tautologicamente definite "naturali". Esempio: è naturale che negli Stati Uniti ci siano circa 11.000 morti all'anno per armi da fuoco, ognuno può comperarsi senza troppe difficoltà armi e munizioni. Ma se può sembrare così "naturale" allora perché in Canada (dove allo stesso modo si può acquistare una pistola o un fucile) le morti per armi da fuoco si contano sulle dita di una mano? [tra parentesi: M. Moore, regista, ha provato a interrogarsi e a rispondere a questo quesito nel film-documentario "A Bowling for Colombine".] Buona navigazione. |
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